Dalla melissa alla plassiflora, tra le piante officinali, dalla lavanda fino alla malva, tra le aromatiche. L’interesse verso queste piante, sia selvatiche e sia coltivate, è in forte crescita e in larga parte è legato ai numerosi impieghi che se ne possono fare: nella produzione di tisane e altre bevande, così come nella cosmetica e farmaceutica.
L’Italia, patrimonio di biodiversità. Secondo Ismea le erbe officinali e aromatiche hanno un mercato di enorme interesse. L’Italia produce 25 milioni di chili di prodotti con 3.000 aziende coinvolte e oltre 7.000 ettari coltivati, che coprono solo il 70% dell'intero fabbisogno nazionale. Il nostro Paese è un patrimonio a cielo aperto di specie botaniche e di piante officinali. La loro coltivazione in campo è sempre più legata al metodo di agricoltura biologico, alla forte attenzione verso la tutela delle matrici ambientali - suolo in primis - e della biodiversità per garantire la conservazione di ambienti diversi, dotati di una variabilità genetica adatta alle specifiche condizioni locali.
Il crescente interesse verso le officinali e le aromatiche ha radici profonde. L'Italia ha una lunga tradizione nell'utilizzo delle piante officinali, basti considerare che la Dieta Mediterranea - riconosciuta dall'UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità - include l’uso delle erbe spontanee, aromatiche e delle officinali. I benefici di queste piante sono ampiamente noti nell'alimentazione e la loro presenza è altrettanto fondamentale per la conservazione della biodiversità animale e vegetale degli habitat naturali. Svolgono infatti una funzione ecologica insostituibile: le sgargianti fioriture attraggono e forniscono nutrimento ad una molteplicità di specie di insetti impollinatori e in particolare alle api e ai bombi che, a loro volta, preservano gli equilibri ambientali e la stessa produzione agricola.